Il recente lancio di DJI del primo drone per amatori al mondo con tecnologia di sicurezza per il rilevamento di aerei ADS-B, il Mavic Air 2, ha ricordato l’ispirazione originale per aver intrapreso quel nuovo impegno di sicurezza: una spaventosa collisione tra uno dei droni DJI e un elicottero a New York City.

Quell’incidente ha fornito lezioni su come potremmo rendere l’uso del drone ancora più sicuro, ma ha anche dato una lezione su come DJI rispetta la sicurezza dei dati dei suoi clienti. Ha confermato che, contrariamente alle incessanti accuse mosse dalla politica, DJI non raccoglie automaticamente i dati del registro di volo o delle immagini dai propri clienti. Questa lezione è rimasta con noi, e dato l’interesse che ha generato, vogliamo ampliarla e spiegare perché è rilevante per le discussioni su come DJI protegge i dati dei clienti.


 


La collisione

Il 21 settembre 2017, un Black Hawk dell’esercito americano ha colpito qualcosa mentre volava basso sul porto di New York. Nessuno è rimasto ferito ma l’elicottero è stato danneggiato. Le autorità hanno recuperato un piccolo pezzo di drone dall’interno dell’elicottero e hanno confermato che si trattava di un DJI Phantom 4. Potete immaginare le campane d’allarme che questo ha fatto scattare all’interno di DJI.

Questa è stata la prima volta che uno dei droni DJI per amatori è stato confermato aver colpito un elicottero o un aereo. Tutti all’interno dell’azienda volevano sapere quanto prima cosa fosse successo: si trattava di un errore del pilota, un malfunzionamento del prodotto o qualcosa di criminale? In DJI tutti erano preoccupati per le potenziali conseguenze che questo potesse avere sull’industria dei droni ancora nuova.

dji phantom 4 incidente

L’investigazione

DJI è diventato felicemente parte delle indagini del National Transportation Safety Board (NTSB) degli Stati Uniti per fornire assistenza nelle sue ricerche sulla sicurezza. Il componente drone che è stato recuperato era uno dei quattro motori e un pezzo del braccio del motore. I motori DJI sono marcati con un numero di serie per consentirne il tracciamento dell’inventario e i componenti utilizzati nella costruzione finale di ciascun aeromobile.

In conformità con la politica DJI di fornitura delle informazioni sui clienti, NTSB ha mostrato una citazione legale per richiesta di informazioni, che autorizza di utilizzare il numero di serie per identificare il nome e l’indirizzo dell’acquirente del prodotto. DJI aveva solo queste informazioni sulle vendite perché questo cliente ha scelto di acquistare il prodotto direttamente dal sito di e-commerce di DJI.

Tali informazioni hanno identificato il cliente e il suo account DJI, ma non hanno risposto alle domande che DJI e l’NTSB volevano conoscere: come è potuto succedere? Cosa stava facendo il cliente al momento della collisione? Era la prima volta che il drone era volato vicino al traffico di elicotteri? Il drone ha fotografato l’imminente collisione? C’erano altre informazioni di volo che avrebbero rivelato le intenzioni del pilota?


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I dati

Nonostante l’estremo interesse nel sapere il più possibile su come questo cliente ha usato il prodotto DJI, non c’erano dati operativi o di immagine perché l’utente non aveva scelto di condividere i suoi dati con DJI. Invece, si è dovuto attendere l’interrogatorio di NTSB al pilota del drone, che ha volontariamente condiviso i registri di volo dal suo tablet.

I registri mostravano che il pilota non volava responsabilmente e che non era a conoscenza dell’elicottero. Il rapporto ufficiale sugli incidenti NTSB chiarisce che gli investigatori hanno ottenuto le loro informazioni, incluso un video replay dallo schermo del pilota, da “registri di dati dal tablet di controllo fornito dal pilota”. Se non li avesse forniti, nessuno li avrebbe mai visti e nessuno alla DJI avrebbe mai saputo come il prorpio prodotto fosse stato usato, non importava la pressione che fosse stata esercitata per scoprirlo.

dji phantom 4 investigazione

I tuoi dati, il tuo controllo

La collisione di Black Hawk è stata un campanello d’allarme per gli sforzi di sicurezza sui droni e l’ispirazione originale per l’ultima iniziativa di sicurezza di DJI con ADS-B. Ma è stata anche una forte convalida delle pratiche DJI sulla privacy e ha rafforzato la fiducia nel fatto che le accuse verso DJI non sono vere.

Questo è solo un singolo aneddoto, ovviamente, ma esemplifica in modo succinto gli obiettivi degli sforzi di sicurezza di DJI e dei test di validazione esterni negli ultimi tre anni. DJI ha creato una modalità dati locali per la sua app di volo professionale, che blocca anche il trasferimento involontario di dati; è stato commissionato uno studio indipendente che ha convalidato le pratiche di sicurezza dei dati di DJI; è stato sviluppato un sistema di alta sicurezza per il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti che è stato convalidato dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti; e sono state rafforzate le misure di sicurezza dei dati nelle app di controllo del volo di DJI. Puoi saperne di più su queste misure e su come controllare quali dati condividi sul sito DJI sulla sicurezza dei dati.

Nonostante le speculazioni iperboliche di alcuni dei critici verso DJI e persino dei memorandum del governo, che ironicamente sono iniziati nello stesso periodo dell’incidente dell’autunno 2017, DJI si impegna a garantire la privacy dei dati dei propri clienti. Ciò significa in questo caso, e in molti altri casi in cui le autorità degli Stati Uniti e altrove inoltrano richieste legali per ottenere i dati dei clienti, semplicemente DJI non ha le informazioni richieste dagli investigatori.

L’incidente ha dimostrato ciò che DJI ha sempre detto: controlli se e quando condividere i tuoi dati del drone con noi, perché i tuoi dati non sono affare nostro.

f/te. DJI ARS

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